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Ci sono serate in cui la musica fa esattamente quello che dovrebbe fare: entra, e non chiede permesso. La serata di ieri, 22 aprile 2026, nella Cattedrale di San Gerardo a Potenza, è stata una di quelle. La III edizione de Le Note dell’Anima — il concerto dell’Orchestra e del Coro del Liceo Musicale Statale Walter Gropius, diretti dal Maestro Simone Genuini — ha trasformato uno spazio sacro già carico di storia in qualcosa di ancora più raro: un luogo dove centinaia di persone hanno smesso, per qualche ora, di fare altro.

Il pubblico era numeroso, commosso, presente nel senso più pieno del termine. Famiglie, studenti, ex studenti, docenti, cittadini che forse non frequentano abitualmente le sale da concerto ma che ieri sera erano lì, in silenzio, ad ascoltare. Un segnale che dice molto — sulla musica, sulla scuola, su questa città.

Ad aprire la serata è stato il professor Enzo Izzi, la cui introduzione ha dato al concerto una cornice concettuale di rara efficacia. Izzi ha tracciato una trilogia — Rumore, Silenzio, Anima — che non era soltanto una spiegazione tecnica sul bastoncino di legno che negli strumenti ad arco prende il nome di anima e che collega internamente la tavola armonica al fondo della cassa: era una metafora del percorso che ognuno di noi compie, o dovrebbe compiere, nella vita. Dal rumore del quotidiano al silenzio necessario, fino a quel luogo interiore in cui qualcosa di essenziale abita e risuona. Una riflessione che ha preparato il pubblico all’ascolto non solo con le orecchie, ma con qualcosa di più.

Il Dirigente Scolastico Paolo Malinconico ha poi preso la parola con la misura e la profondità di chi sa che certe occasioni chiedono parole vere, non di circostanza. Il concerto è stato dedicato a Rocco De Carolis — un nome che ha attraversato la cattedrale come un’onda silenziosa — e alla memoria di chi, in questa comunità scolastica e umana, ha lasciato il segno. Ma Malinconico ha portato anche un’altra dedica, più grande: quella a San Francesco d’Assisi, e con essa il desiderio di pace che il programma musicale della serata portava già inscritto in sé, dalle preghiere di Vivaldi e Pergolesi fino al Nada te turbe di Santa Teresa, messo in musica da Monsignor Frisina. La pace non come assenza di conflitto, ma come vocazione — personale, collettiva, urgente.

A seguire il saluto di don Antonio Savone in rappresentanza dell’Arcivescovo mons. Davide Carbonaro e dell’Assessore Roberto Falotico.

Tra i momenti più significativi della serata, anche la presenza e le parole di due figure che rappresentano la scena musicale viva della Basilicata. La maestra Valeria Veltro, in rappresentanza dell’associazione SMAC e del festival Lucania Classica, e la maestra Elena Sabatino, dell’associazione Leoncavallo, hanno parlato — ciascuna con il proprio sguardo — dell’importanza di essere presenti sul territorio, di non lasciare che la cultura musicale rimanga appannaggio di pochi, di costruire ponti reali tra le istituzioni e la scuola pubblica. Non retorica, ma testimonianza diretta: due donne che fanno della musica uno strumento di comunità, e che in una serata come quella di ieri potevano vedere, nella navata piena, la prova concreta che quel lavoro ha senso.

Al termine del concerto — dopo gli applausi, dopo le lacrime trattenute a stento da qualcuno in platea, dopo l’ultimo accordo che ha continuato a vibrare nell’aria della cattedrale qualche secondo più del necessario — il Maestro Simone Genuini ha voluto fermarsi a parlare. Non per ricevere complimenti, ma per restituire. Ha parlato dell’importanza di fare musica. Di quella, in particolare, che si fa insieme: l’orchestra come luogo in cui si impara ad ascoltare l’altro prima ancora che se stessi, in cui il suono di un singolo acquista senso solo quando si fonde con quello di chi sta accanto. Ha parlato dei giovani — con quella convinzione tranquilla di chi ci ha dedicato una carriera intera — come delle persone che, quando si fidano della musica, sono capaci di una qualità di presenza che gli adulti spesso hanno dimenticato.

E poi c’erano loro: i ragazzi dell’Orchestra e del Coro del Liceo Musicale Walter Gropius, affiancati da ex studenti che evidentemente non avevano voluto mancare, e dai docenti che in questa avventura ci sono dentro fino in fondo — non come accompagnatori, ma come protagonisti. Vederli sul palco — o meglio, sotto le volte di quella cattedrale — era vedere una scuola che funziona nel senso più alto del termine: non una scuola che istruisce, ma una scuola che forma. Che prende dei giovani e li aiuta a diventare qualcosa di più compiuto. L’emozione sui loro visi, alla fine, non era orgoglio da prestazione: era qualcosa di più simile alla meraviglia. Quella di chi ha scoperto, per qualche ora, di essere capace di qualcosa di bello.

Una serata come quella di ieri non accade da sola. Dietro ogni nota eseguita, dietro ogni sedia occupata in cattedrale, dietro ogni emozione vissuta, c’è il lavoro paziente e ostinato di chi ci ha creduto quando era ancora solo un’idea — e non ha smesso di crederci. È giusto, allora, che gli ultimi nomi siano quelli della professoressa Miriam Bisceglie e del professor Luciano Brancati: a loro va un ringraziamento che non è formula di cortesia, ma riconoscimento autentico. Sono stati loro, con la loro tenacia, con la loro volontà e con quella forma di ostinazione nobile che distingue chi ama davvero ciò che fa, a volere questo concerto e a renderlo possibile.

Le Note dell’Anima esistono anche — e forse soprattutto — grazie a loro.

Le Note dell’Anima hanno confermato, alla loro terza edizione, di essere diventate un appuntamento che questa città aspetta e merita. Ci si rivede il prossimo anno.