Quattro classi a confronto con la città che si reinventa: dall’Accademia di Belle Arti al Museo Jago, passando per le stazioni-museo della metropolitana e i Quartieri Spagnoli.
Napoli, con i suoi strati di storia e le sue contraddizioni vitali, è stata per un giorno la grande aula di quattro classi — III D, IV D, V D e V B — protagoniste del progetto “DesTEENazione”. Non una semplice gita scolastica, ma un itinerario pensato per interrogare il confine tra formazione accademica e trasformazione urbana, tra patrimonio antico e linguaggi contemporanei.
«L’arte non abita solo i musei: abita le stazioni della metro, i cortili dei quartieri, le chiese riconvertite. Napoli lo dimostra meglio di qualsiasi altra città.»
La mattina ha preso avvio presso i laboratori dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, una delle istituzioni più antiche del Mezzogiorno nel campo della formazione artistica. Gli studenti hanno respirato l’atmosfera della produzione artistica istituzionale: tavoli da lavoro, materiali, progetti in corso. Un primo sguardo su cosa significhi fare arte non come esercizio solitario, ma come pratica collettiva e disciplinata.
Dal rigore accademico al laboratorio sociale: la tappa successiva alla Fondazione FOQUS, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ha ribaltato la prospettiva. Qui grafica e fashion design non sono soltanto discipline da apprendere, ma strumenti di rigenerazione urbana. Un ex spazio degradato trasformato in polo creativo, dove giovani talenti del territorio trovano spazio, mentori e opportunità. Un modello che ha colpito le classi per la sua concretezza: l’arte come risposta civile a un contesto difficile.
Le tappe del giorno
Il pomeriggio è sceso, letteralmente, sottoterra. Le Stazioni dell’Arte della metropolitana di Napoli sono tra le esperienze più singolari che una città europea possa offrire. Alla stazione Toledo, la discesa verso i binari diventa un’installazione: mosaici, cromie cangianti, la sensazione di sprofondare verso il mare. Uno spazio di transito trasformato in luogo di contemplazione. Alla stazione Dante, il confronto con l’architettura di Gae Aulenti e le potenti installazioni di Jannis Kounellis ha offerto agli studenti un esempio raro di come l’arte contemporanea possa non solo decorare, ma abitare e nobilitare i luoghi del quotidiano.
«Kounellis non orna la stazione: la interroga. E gli studenti, scendendo quei gradini, si sono ritrovati a fare altrettanto.»
La chiusura della giornata ha portato le classi al Museo Jago, allestito nella chiesa sconsacrata di Sant’Asprena ai Crociferi. Lo scultore Jago — noto per il suo percorso anticonvenzionale, dalla formazione classica alla comunicazione digitale — ha trovato in questo spazio sacro il contenitore ideale per la sua opera più celebre: Il Figlio Velato. Un bambino in marmo bianco, il viso coperto da un velo scolpito con precisione millimetrica. La materia che si fa emozione, il freddo della pietra che diventa calore umano. Un finale capace di condensare l’intera giornata in un singolo gesto visivo.
Prima del rientro, una tappa alla vicina Basilica di San Severo fuori le Mura, con la straordinaria Cappella dei Bianchi: un ulteriore strato di storia e devozione che ha completato il mosaico di una giornata rara, capace di muoversi tra presente e passato senza mai perdere il filo della domanda centrale — cosa può fare l’arte per i luoghi, e cosa possono fare i luoghi per l’arte?
“DesTEENazione” non è solo un titolo creativo. È una dichiarazione di metodo: portare i ragazzi dentro la città come esploratori critici, non come spettatori passivi. E Napoli, con la sua densità stratificata di bellezza e contraddizione, si è rivelata ancora una volta la destinazione più giusta per chi voglia imparare a guardare.
Classi convolte e docenti accompagnatori:
III D Prof.ssa Lidia Gioioso e Prof.ssa Maria Luisa Lomuti
IV D Prof.ssa Maria Pia Carelli
V D Prof.ssa Marcella Lamattina e Prof. Michele Restaino
V B Prof.ssa Lucia Angelillo
